Piccoli mangiatori consapevoli crescono

Questo articolo è stato pubblicato sulla Slowzine della Condotta Slow Food Valle dell’Adige e Alto Garda. Scrivo ogni mese sulla rubrica MANGIARE CON LA TESTA dei temi a me cari psicologia, alimentazione e consapevolezza a tavola.

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Il piacere del cibo autentico e l’esplorazione culinaria è parte di uno dei processi più importanti per la promozione e prevenzione della salute: l’educazione alimentare

Per educazione alimentare l’OMS intende “il processo informativo ed educativo per mezzo del quale si persegue il generale miglioramento dello stato di nutrizione degli individui, attraverso la promozione di adeguate abitudini alimentari”. Non è mai troppo tardi per attivarsi in un percorso di educazione alimentare, ma per genitori ed insegnanti lavorare sulla prevenzione è un importante obiettivo, visto che in Italia le patologie croniche e le problematiche legate al peso in età infantile sono in aumento.

Un sano rapporto con il cibo si costruisce fin da bambini, anzi da prima, alla fine del 3° mese di gravidanza nel feto si sviluppa il senso del gusto. Le papille gustative iniziano ad essere funzionanti a pieno regime, promuovendo quindi uno dei primi processi di apprendimento della vita, chiamato flavour learning, la capacità di discernere tra gusti e sapori. L’esposizione al maggior numero di esperienze sensoriali nel grembo della mamma, attraverso l’allattamento e oltre, promuove apertura, scelte salutari e più consapevoli in fatto di cibo, nelle diverse fasi dello sviluppo fino all’età adulta.

In Francia l’educazione alimentare viene inserita nei percorsi didattici dalla scuola dell’infanzia fino agli istituti superiori. Permettendo a bambini e ragazzi di allenare i propri sensi, imparare a cucinare e apprezzare i prodotti del proprio territorio e la loro storia. Anche da parte delle scuole italiane c’è sempre più attenzione al momento del pasto e al possibile presentarsi di problematiche legate al cibo. Non è sufficiente però formare insegnanti e genitori solo sugli aspetti nutrizionali, sapere perché le verdure fanno bene, non farà cessare le vere e proprie battaglie che si combattono, ad ogni pasto, con i bambini che hanno preferenze selettive e di mangiare gli spinaci non ci pensano proprio.

E’ fondamentale dare ad educatori e famiglie qualche informazione utile sulla creazione delle abitudini e dei comportamenti protettivi per la salute. Aiutarli e sostenerli con strategie e tecniche per proporre ai piccoli tutti le tipologie di alimenti, anche quelli poco appetibili per la maggior parte dei minorenni.

Oggi voglio sfatare una falsa credenza promossa dai media e internet come una soluzione geniale. Genitori ed insegnanti spesso mi chiedono se mascherare o nascondere frutta e verdura nel cibo dei bambini è davvero una strategia efficace per favorire una sana educazione alimentare. Online si trovano tutti i trucchi per rifilare ai bambini frutta e verdura, che nella sua forma originaria sarebbe rifiutata o mangiata solo sotto minaccia. Questo escamotage, parola di esperta del comportamento alimentare, non è una soluzione al problema dei palati difficili.

Per convertire, ad esempio, un bambino che non ama le verdure in un entusiasta dei vegetali non ci sono scorciatoie, ed è necessaria una buona dose di pazienza. 

Ecco però alcune informazioni utili. I bambini non amano alcune verdure o tipi di frutta a causa della loro consistenza, ma soprattutto per il gusto amaro o acido che li caratterizza. I piccoli, infatti, hanno una predilezione per il gusto dolce e i cibi grassi, che ricordano il latte materno. 

Per istinto di sopravvivenza, inoltre, sono neofobici, non amano le novità soprattutto in fatto di alimentazione. Esattamente come gli animali hanno bisogno si alcuni segnali che dimostrino la bontà dell’alimento, per accettare di assaggiarlo. La strategia migliore sarebbe iniziare ad educare il loro palato fin da subito, niente paura però, perché bambini e adulti resistenti a sperimentare con i vegetali sono recuperabili ad ogni età.

Ecco alcune regole da seguire per favorire l’educazione alimentare dei bambini:

  • Non costringere il bambino a mangiare le verdure, si ottiene la reazione opposta e su quel cavolfiore appena sbocconcellato, dopo un’ora di trattative, potete metterci una pietra sopra. 
  • Proponete un alimento non amato, almeno per 10 volte (1 o 2 volte a settimana) mettendone all’inizio piccole quantità nel piatto, senza insistere. Provate a cambiare metodi di preparazione, ma senza camuffare l’ingrediente che desiderate far conoscere al bambino.
  • I bambini hanno la tendenza ad essere neofobici, lo so l’ho detto prima, ma si fidano di chi è simpatico e degli adulti di riferimento. Mangiate le verdure con il sorriso, sottolineando cosa vi piace di quella carota dolce e croccante o di quella fresca e sugosa pesca e coinvolgete vostro figlio nella conversazione chiedendo la sua opinione. In casi estremi invitate ba pranzo ripetutamente bambini amanti delle verdure, il vostro piccolo non resisterà ad emulare l’amico erbivoro entusiasta.
  • Sfruttate tutte le occasioni in cui vostro figlio è distratto dal gioco o da un cartone animato oppure è molto affamato per mettergli davanti una ciotola di pomodorini o carote, le mangerà senza troppo pensarci con lo stesso gusto di un sacchetto di patatine.
  • Proponete un arcobaleno di colori, ma attenzione, tra loro gli alimenti non devono mescolarsi, ai bambini per qualche motivo proprio non piace.
  • Coinvolgete il bambino nella preparazione del cibo e responsabilizzatelo, almeno un assaggio di quello che hanno preparato lo fanno sempre.

Non dimenticate che il cibo è nutrimento ma anche un piacere. Il bambino un po’ alla volta sperimentando le verdure interiorizzerà l’idea che è “una persona che mangia a ama i vegetali” e continuerà ad esserlo anche da adulto.

Pubblicato da Laura Endrighi

Psicologa esperta del comportamento alimentare e l'acquisizione di sani stili di vita e buone abitudini.

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